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Smart Building ©Adobe Stock

Smart building e filiera edilizia: la partita del futuro

200mila nuovi posti di lavoro stimati dalla Community Smart Building di Teha. E grazie all’intelligenza artificiale nascono servizi innovativi


È una ricetta a base di IoT (Internet of things) e AI (artificial intelligence) quella che caratterizza la terza era degli smart building e che apre a scenari inediti e imprevedibili fino a pochissimo tempo fa.

Dopo il debutto delle tecnologie informatiche per il facility management (la prima era), a supporto della sicurezza e l’efficienza degli edifici in termini soprattutto di gestione energetica, e la successiva fase della sensoristica (la seconda era) per mappare e tenere sotto controllo gli impianti per migliorarne le prestazioni e la manutenzione, con l’avvento dell’intelligenza artificiale aumentano a dismisura le potenzialità di in termini di automazione ed erogazione di funzionalità senza precedenti e iniziano a farsi strada le cosiddette “reti neurali” ossia in grado di “ragionare” e gestire pressocché in totale autonomia il sistema edificio. Grazie alla GenAI, l’intelligenza artificiale generativa, le piattaforme elaborano dati in tempo reale sulla base dei sensori disseminati negli edifici e soprattutto “imparano” e “prevedono”, aggiustando di volta in volta il tiro ed elaborando vere e proprie strategie gestionali per migliorare costantemente e progressivamente l’efficienza, la sicurezza e il comfort dei residenti. Il tutto facendo leva anche sulle reti di telecomunicazioni, quelle 5G in primis che a partire da quest’anno vedranno una crescita sostenuta.

La partita in Italia vale oro. La filiera smart building genera già 174 miliardi di fatturato per 515mila addetti, secondo le rilevazioni appena presentate dalla Community Smart Building di The European House Ambrosetti (Teha) che ha anche stimato l’evoluzione di qui al 2030 tenendo in considerazione proprio la nuova stagione tecnologica. Sono 200mila i potenziali nuovi posti di lavoro, e se è vero che al primo posto si piazzano figure più tradizionali come idraulici, elettricisti, muratori e serramentisti (124mila) al secondo ci sono gli installatori di sistemi avanzati (54mila), poi i tecnici esperti in manutenzione, cybersecurity e integrazione di sistemi (14mila), gli ingegneri elettronici, energetici e sviluppatori di software (11mila), i progettisti, ossia architetti, geometri e designer d’interni (10mila). E figure emergenti come system integrator e programmatori IoT valgono già il 20% della domanda di mercato, percentuale destinata a crescere sensibilmente.


Il problema però è che buona parte di queste figure, in particolare quelle con competenze di nuova generazione, sono pressocché introvabili: l’83,7% delle posizioni aperte richiede un’alta qualificazione e nel 57,6% dei casi la ricerca si ferma sulla carta


Il basso grado di istruzione degli addetti dell’edilizia è l’ostacolo numero uno: soltanto il 13% è laureato e il 54% ha solo la licenza media. «Gli smart building rappresentano un’importante opportunità per generare occupazione qualificata nel settore edilizio e, al contempo, contribuire alla decarbonizzazione del comparto, ma esiste un forte gap da colmare in termini di competenze green&smart, che gli operatori del settore faticano a reperire sul mercato del lavoro – commenta Benedetta Brioschi, partner e responsabile Community Smart Building di Teha –. Per affrontare questa sfida sarà fondamentale investire in politiche di upskilling e reskilling, potenziare l’offerta formativa nelle scuole e rafforzare la collaborazione con le Its Academy. Solo così potremo creare le professionalità necessarie a supportare questa transizione». Anche e soprattutto tenendo conto che da qui a due anni bisognerà recepire la Direttiva Ue Case Green, che ha obiettivi ambiziosi in termini di riduzione dei consumi energetici ed emissioni di CO2. A tal proposito sempre stando alle rilevazioni di Teha, per stare ai soli edifici pubblici il 56% è nelle classi energetiche più basse e il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) ha stabilito un target di efficientamento del 3% annuo del patrimonio edilizio pubblico dal 2025 al 2030, nove volte superiore alla superficie riqualificata tra il 2014 e il 2022.

Secondo l’Osservatorio Internet of things della School of management del Politecnico di Milano il 60% degli italiani ha almeno un dispositivo smart nella propria abitazione, per un giro d’affari di 900 milioni, +11% in un anno: a fare da traino le soluzioni per la sicurezza (28%), poi elettrodomestici (19%), riscaldamento e climatizzazione (16%) e smart speaker (14%). E grazie all’intelligenza artificiale stanno nascendo servizi innovativi. «Gli ultimi mesi hanno portato importanti novità sul mercato. Da un lato, cresce la consapevolezza dei consumatori e, in parte, della filiera di installatori e manutentori, dall’altro si assiste a una platea sempre maggiore di aziende che punta su valorizzazione dei dati, offerta di nuovi servizi e integrazione con soluzioni di intelligenza artificiale per fidelizzare i propri clienti, garantendo un’esperienza sempre più personalizzata e creando valore grazie ai dati raccolti», evidenzia Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio. Il nuovo paradigma nel settore edilizio e immobiliare è quello dello “smart green building” e a livello mondiale stanno aumentando le aziende specializzate, soprattutto startup. Secondo i dati di Memoori dal 2013 ne sono state fondate oltre 1.300 e le risorse messe in campo da venture capital, private equity e finanziatori aziendali hanno raggiunto i 6,9 miliardi di dollari nel 2024, terzo anno in termini di valore dal 2015.

In copertina: ©Adobe Stock

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