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Data Center ©Adobe Stock

AI generativa, ruolo chiave per l’Italia e il real estate

Già investiti 5 miliardi e cresce la domanda di data center. Milano si candida a entrare nel “club” delle città europee leader nella presenza di infrastrutture


L’intelligenza artificiale generativa avrà un impatto rilevante sul mercato dei data center, ossia quello degli “snodi” fondamentali per il traffico dati sulle reti – nei data center sono localizzati sistemi informatici come server, dispositivi di storage e apparecchiature di rete. E, a catena, la partita riguarderà anche il mercato del real estate considerata la crescente domanda di spazi per ospitare i centri dati.

L’Italia è destinata a giocare un ruolo chiave a livello europeo: nel nostro Paese sono stati già investiti 5 miliardi di euro negli ultimi due anni e secondo stime del Politecnico di Milano ulteriori 10 miliardi saranno messi in campo nel biennio 2025-2026. E Milano si candida a entrare nel “club” delle città europee leader nella presenza di infrastrutture, il club dei cosiddetti Flapd – acronimo che sta per Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino.

La posizione strategica di Milano, considerata la porta di accesso al Mediterraneo, sta facendo lievitare gli investimenti. Nella classifica della potenza energetica IT (ossia informatica) cumulata la città di Milano è a quota 238 MW IT, in crescita del 34% in un anno. Il capoluogo lombardo è ancora lontano dai livelli di Londra (1.065 MW IT) e Francoforte (867 MW IT), ma decisamente in vantaggio rispetto a Madrid, con 172 MW IT e Varsavia (144 MW IT) e alle città del Nord-Europa.

«I data center sono, pertanto, un asset class di assoluto interesse per il mercato immobiliare nell’ambito delle tipologie cosiddette alternative, su cui gli investitori stanno progressivamente spostando l’attenzione rispetto a taluni settori più tradizionali, negli ultimi anni molto meno appetibili, come ad esempio il segmento commerciale e quello direzionale», evidenzia Nomisma.

Stando alla classifica degli investimenti infrastrutturali 2025 elaborata da Statista su i dati Pwc dell’Urban Land Institute i data center si piazzano al primo posto, a seguire impianti energetici, alloggi per gli studenti, strutture logistiche e magazzini e immobili adibiti a residenze private. Secondo GlobalData le aziende operative nel mercato dei data center «amplieranno il loro patrimonio immobiliare sfruttando le economie di scala per individuare location sempre più difficili da trovare». In Italia il mercato della colocation nel 2024 è cresciuto del 17% per un valore totale di 765 milioni di euro, secondo le rilevazioni del Politecnico di Milano.

Ma i data center non possono essere costruiti e ospitati ovunque: «Sono necessarie importanti dotazioni impiantistiche per il trattamento dell’aria e per lo smaltimento del calore generato dai computer e dai server installati», spiegano ancora gli analisti di Nomisma.

«E sono di norma previsti impianti di produzione di energie rinnovabili, opere di schermatura con barriere verdi e strutture fono-assorbenti, nonché ulteriori forme di compensazione che le amministrazioni locali talvolta richiedono ai promotori, tenuto conto delle caratteristiche specifiche dei territori limitrofi di riferimento». E, ancora: bisogna tenere conto del rischio sismico, idrogeologico, di incendio, oltre alla vicinanza ad una stazione elettrica di medio-alto voltaggio nonché della presenza di reti in fibra ottica – peculiarità quest’ultima che sta consentendo l’espansione dell’area del Milanese.

Ad agosto scorso nel nostro Paese sono state adottate le linee guida del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) per le procedure di valutazione ambientale dei data center (decreto n. 257 del 02/08/2024), «un’iniziativa storica, unica a livello europeo, giunta dopo serrato confronto della Commissione Via-Vas con i maggiori proponenti a livello nazionale ed internazionale», ha evidenziato al momento dell’approvazione la vice ministra Vannia Gava nel ricordare che «i data center rappresentano quasi il 3% della domanda di elettricità dell’Ue, percentuale destinata ad aumentare nei prossimi anni. Da qui la necessità di indirizzarli verso una maggiore efficienza ai fini della sostenibilità, portando un robusto contributo al raggiungimento degli obiettivi ambientali prefissati».

Ma secondo molti esperi le linee guida non bastano e serve una normativa tecnica ad hoc di natura ambientale e urbanistica anche per abbattere i margini di discrezionalità delle amministrazioni comunali.

 

In copertina: © Adobe Stock

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