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A Bressanone un ristorante e un evento accomunati dall’amore per l’ambiente

Il Water Light Festival e il Fink Restaurant: quindici installazioni di light art per riflettere sull’emergenza climatica e una cucina sostenibile


Se il concetto di sostenibilità inteso nelle sue molteplici declinazioni vi sta a cuore, e se volete veicolarne l’importanza a chi ne è ancora distante, a Bressanone ci sono un nuovo ristorante da provare e un appuntamento da non perdere.
L’esperienza parte dal cuore della deliziosa cittadina altoatesina, dove si trova il Fink Restaurant (che si inserisce nel contesto di un’intima struttura ricettiva dotata di nove suite) e dove dal 24 aprile al 12 maggio si svolge il Water Light Festival, la manifestazione organizzata da Bressanone Turismo insieme a BrixenCultur che attraverso quindici installazioni di light art negli spazi pubblici urbani intende promuovere la riflessione su questioni sociali e ambientali non più rimandabili. «L’arte nello spazio pubblico ha il potere di trasformare l’ambiente, di renderlo vivo e di offrire alle persone nuovi modi di vivere e comprendere l’ambiente circostante — racconta Werner Zanotti, direttore della Bressanone Turismo Società Cooperativa e responsabile del team curatoriale dell’evento —. Attraverso l’arte nello spazio pubblico possiamo anche affrontare importanti questioni sociali e ambientali, unire le comunità e rendere lo spazio pubblico un luogo dove la creatività, il dialogo e lo scambio possono fiorire».
La sostenibilità lega queste due esperienze in maniera più stringente di quanto si possa pensare. Entrambe hanno a cuore il territorio e le sue risorse.


Lo si riscontra sia nel messaggio della cucina di Florian Fink, che insieme a Petra Hinteregger Fink conduce Fink Restaurant & Suites, sia negli obiettivi dell’evento, giunto ormai alla sua sesta edizione.


«Il mio modello di business è quello di rispettare il valore della tradizione e allo stesso tempo di aprirsi all’innovazione — dice Fink, proprietario oltre che chef —. Abbiamo deciso di restaurare l’edificio per farne riaffiorare l’autentico prestigio e osservando scrupolosamente un approccio ecologico per ogni intervento. La nostra filosofia alla base di questo approccio muove dalla convinzione che ogni azione sostenibile — indipendentemente dal settore di applicazione — è in grado di produrre una qualità talmente elevata da resistere alle sfide del futuro».
Quella di Florian è una “cucina monastica”, come lui stesso la definisce, che incorpora nelle sue ricette conoscenze secolari sull’influenza dell’alimentazione sulla salute: dalla selezione degli ingredienti, in prevalenza verdure ed erbe aromatiche, alla semplicità e alla naturalità della preparazione capace non solo di enfatizzare il gusto, ma anche di garantire la digeribilità.

Nel menu, non a caso, ci sono piatti come la Tartara di radicette con pane brioche (piatto vegano), il Carpaccio di sedano maturato nella crosta di sale e la Crema di porro selvatico, fra gli altri. Anche se le verdure sono dominanti nella cucina monastica dello chef, non mancano piatti di carne e di pesce, come per esempio Wienerschnitzel di vitello e il Filetto di trota bianca. Fra i dolci non perdetevi il Sorbetto Jacobus con granita di fiori di montagna, fragole, semi di lino al miele e pigna di cirmolo.
Prima o dopo cena Pantografo consiglia di dare un’occhiata al resto della struttura alberghiera: ristrutturati con garbo ed eleganza minimalista dallo studio di architettura Asaggio, gli ambienti di fink esprimono il dialogo fra la memoria dell’edificio, risalente a più di 600 anni fa, e la contemporaneità dei nuovi gesti progettuali. Sempre con un’attenzione molto precisa all’eco-sostenibilità. In questo momento, fra l’altro, il Fink è candidato al Restaurant & Bar Design Awards, uno dei più prestigiosi premi a livello mondiale destinato a individuare i migliori spazi dedicati al settore del food&beverage.

Lasciato il ristorante vi aspetta l’affascinante mondo del Water Light Festival, con le sue installazioni luminose diffuse per la città che possono essere ammirate la sera dalle nove a mezzanotte. Qui si apre un mondo inaspettato, denso di luci che ammantano la cattedrale, il ponte Aquila, le facciate degli edifici storici così come i loro cortili interni. Una vera e propria festa di emozioni luminose e cromatiche sapientemente concepite da artisti provenienti da tutto il mondo. L’arte — e con essa lo stupore e la sorpresa — allude a temi sempre più attuali come il cambiamento climatico e la gestione consapevole delle risorse idriche. «Gli scienziati ci hanno fornito già da anni dati inconfutabili sul pericolo del cambiamento climatico, ma finora ci siamo mossi poco — continua Zanotti —.

Forse l’arte ha il potere di rendere questi dati più comprensibili attraverso le emozioni. Mentre i dati scientifici forniscono una comprensione razionale del cambiamento climatico e delle sue conseguenze, l’arte può aggiungere un livello emotivo e intuitivo che aiuta le persone a connettersi più profondamente con il problema. Gli artisti possono tradurre dati scientifici complessi in rappresentazioni visive più accessibili e coinvolgenti».
Una strategia, quella messa a punto dagli organizzatori, che si sta rivelando vincente, considerato il successo che di anno in anno riscuote il Festival. Da non perdere è l’installazione di Onionlab, studio spagnolo di arte e design che sull’imponente facciata del Duomo di Bressanone presenta “Climate”, opera audiovisiva di nove minuti che pone lo spettatore di fronte a un dilemma: «Quale mondo vogliamo abitare? Un mondo cupo, arido e grigio, segnato dalle conseguenze della catastrofe climatica, o un futuro luminoso e armonioso? Un’impressionante proiezione incoraggia i visitatori a decidere a favore della speranza», spiega Bressanone Turismo.

Il Festival arriva anche alla vicinissima Abbazia di Novacella dove, negli orari di apertura del museo, è possibile visitare la mostra (fino al 29 giugno) dedicata a 19 artisti che lavorano con la luce e i media digitali e che si occupano del dialogo tra patrimonio culturale e arte contemporanea. Con il titolo Notazioni, il programma affronta le sfide ecologiche. Di grande suggestione è “Aletsch Negative”, l’opera dell’artista svizzera Laurence Bonvin che propone ai visitatori un viaggio al tempo stesso affascinante e inquietante all’interno del ghiacciaio dell’Aletsch, il più esteso delle Alpi. Quest’esperienza visiva mette in discussione le scale spaziali e temporali e sottolinea l’urgenza del cambiamento climatico. «Il Water Light Festival 2024 non è solo una mostra d’arte, ma anche un richiamo all’azione — prosegue Zanotti —. Attraverso la combinazione creativa di acqua, luce e arte, vengono evidenziate importanti questioni sociali e i visitatori sono incoraggiati a riflettere sul loro ruolo nel plasmare un futuro sostenibile. La missione è quella di diffondere una consapevolezza rispettosa della natura e un uso sostenibile delle risorse idriche per rafforzare il collegamento culturale con la tradizione locale e la storia territoriale».

In copertina: Through the clouds, the breathtaking of a rough diamond. Progetto: Spectaculaires. Water Light Festival. (© Brixen Tourismus. Foto: Santifaller Photography)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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